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I Gruppi d’Azione Precaria nascono dopo la manifestazione dei precari del 3 ottobre.

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Il 28 gennaio i GAP in piazza a Genova PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 22 Gennaio 2011 20:16

Gli sciacalli del ricorso

Finalmente sono terminati i giorni utili per bloccare la prescrizione
sui precedenti contratti a t.d. e chi è dentro è dentro e chi è fuori è
fuori. Ben pochi sono coloro che hanno deciso di non fare ricorso e
hanno fatto male. Ben pochi sanno che quello che hanno fatto non è il
ricorso vero e proprio ma solo bloccare la prescrizione. Molti hanno
fatto tessere e dato soldi ai sindacati confederali anche per avere il
modulo che abbiamo inviato e che abbiamo messo in rete (da Avellino a
Brescia i prezzi variano da 40 a 80 euro, escluso ovviamente tessera e
percentuale sulla vincita).
Premettendo che ognuno è libero di fare quello che vuole e con chi vuole
prendiamo atto di due cose:
la prima è che c'è un giro di soldi enormi che viene fuori dalle tasche
dei precari e su cui i confederali e altri si sono fiondati come
avvoltoi ma è bene che i ricorsi partano e che siano una marea.
La seconda cosa, che ci lascia molto più perplessi, è l'atteggiamento
dei precari nei confronti del ricorso.
Due sono gli effetti del ricorso sul comune precario, il primo (visto
che sborserà non pochi soldi) è pensare questa sia una forma di lotta
efficace e forse risolutiva. Il secondo effetto è persare che FLC, CISL
e UIL sono dalla parte dei precari e che si sono mobilitati per difenderli.
Risultato di questi due effetti è che i precari continueranno a
comportarsi come i colleghi di ruolo stando fermi esattamente come lo
sono stati sin ora e come lo saranno quando i tagli continueranno ad Incontro GAP
abbattersi su di loro. Se tutto va bene le sentenze di primo grado
arriveranno tra un anno circa mentre per il plotone di esecuzione della
cassazione dovremo attendere circa tre anni, ammesso che tutto si svolga
molto celermente. I tagli non attenderanno la cassazione, a settembre
continueranno a falcidiarci e in verità c'è ben altro che dobbiamo
temere (vedi disegno di legge Pittoni).
I sindacati confederali stanno ottenendo ciò che desiderano più di ogni
altra cosa: fare tessere, prendere soldi e tenere tutti fermi in attesa
del destino contro cui loro "si sono battuti".


Sciopero del 28 gennaio

Ennesima riprova del fatto che i confederali non hanno nessuna
intenzione di schierarsi a favore dei precari è l'atteggiamento che
hanno dimostrato nei confronti dello sciopero generale dichiarato da
cobas e usi per estendere la mobilitazione della fiom.
Nonostante il tentativo della minoranza della cgil (sappiamo che questi
compagni saranno al nostro fianco) l'atteggiamento condiviso è che non
gliene può fregar di meno.
Uno sciopero generale e generalizzato che abbia l'obiettivo di unire la
lotta di tutti i lavoratori che stanno pagando caramente la crisi e le
politiche sovranazionali di distruzione dello stato sociale è stato
richiesto da mesi  anche dai precari organizzati della scuola.
Su questo sciopero pesa un enorme silenzio da parte dei media e non solo
per gli scandali sessuali che ci umiliano come cittadini e che occupano
tg e giornali. Se anche "Il manifesto" non ha ancora dedicato una riga
allo sciopero generale è segno che molti vorrebbero far passare la
giornata del 28 al massimo come sciopero della fiom.
Non è così. Bisogna pubblicizzarlo al meglio e con tutti i mezzi che
abbiamo. Diffondiamo le informazioni a tutti.
Diamo appuntamento a tutti il 28 a caricamento alle 9.00 per partecipare
alla manifestazione unitaria della fiom, dei sindacati di base, degli
studenti, degli insegnanti ecc.


Incontro GAP

Martedì 25 alle 19.00 davanti ad assolibro per organizzarci per lo
sciopero, bere qualcosa...


Per info:

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Mercoledì 17 novembre Auditorium Carlo Felice PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 11 Novembre 2010 18:24

Uniti contro la crisi per un grande sciopero generale…

La crisi non è il problema, la crisi è la soluzione! Questo deve aver pensato Marchionne nei lunghi mesi in cui TV e giornali parlavano del crollo finanziario e tutti gli stati del mondo regalavano miliardi di euro alle banche… un po’ come gli imprenditori edili che esultavano alla notizia del terremoto all’Aquila.

La crisi infatti è lo strumento perfetto per ristrutturare radicalmente un sistema o un territorio e più grande è la crisi più profondo potrà essere l’attacco.

Grazie alla crisi gli stati di mezza Europa abbattono la spesa pubblica licenziando milioni di persone e cancellando servizi essenziali ai cittadini, grazie alla crisi siamo disposti ad accettare lavori di merda, a rinunciare a diritti che credevamo patrimonio comune e a ridurci alla logica che se vogliamo che la FIAT non investa in Serbia o in Cina dobbiamo abbassare il nostro livello di diritti e garanzie a quello dei Serbi o dei Cinesi.

Grazie alla crisi anche i nostri territori sono sempre più precari, parlare di qualità della vita nei nostri quartieri è diventato un lusso inaccessibile e non un diritto di tutti, i grandi investimenti passano sulla testa di chi vive i territori e spesso li devastano irreparabilmente.

Marchionne, Berlusconi e soci non propongono solo la modifica di questa o quella norma o la chiusura di questa o quella fabbrica, propongono un preciso modello di società che sperano di riuscire ad imporre utilizzando l’arma/scusa della crisi.

Una società incentrata sulla precarietà e sull’assenza di garanzie per il futuro: il lavoro dovrà essere precario (o flessibile come preferiscono chiamarlo), i servizi pubblici non saranno più garantiti a nessuno, il diritto all’istruzione ed alla salute saranno appannaggio di chi può permetterseli, il territorio sarà devastato ad uso e consumo dei grandi speculatori, i beni comuni come l'acqua saranno privatizzati. E' questa la posta in gioco, dal ricatto di Pomigliano al taglio ai servizi sociali, dall’attacco alla scuola alle nuove leggi sul lavoro, dalla cementificazione delle nostre coste alla Gronda..

Sul ruolo dell'opposizione parlamentare e di parte del sindacato c'è poco da dire: collusi o impotenti, comunque non rappresentano e non propongono una alternativa a questo progetto.

Contro un attacco di tale portata non possiamo solo trincerarci nella difesa di quel poco che riusciamo a non farci strappare via.

Dobbiamo rispedire questa crisi al mittente, come è accaduto il 16 ottobre a Roma alla grande manifestazione indetta dalla FIOM, dobbiamo mettere in comunicazione fra di loro i mille percorsi di resistenza che nascono sui posti di lavoro e nei territori, nelle scuole e nelle università, per costruire assieme una idea di società differente da contrapporre a quella che ci vogliono imporre, un altro modello di sviluppo e di consumo, un altro modo di vivere incentrato su valori e diritti capaci di essere rinnovati invece che cancellati.

Ricomporre queste lotte non significa fare la sommatoria di parole d'ordine, percorsi e soggetti spesso molto differenti fra di loro. Vuol dire invece mettersi in relazione per produrre nuovi paradigmi attorno ai quali creare un immaginario che descriva la nostra idea di società, contrapposta a quella delle classi dominanti.

Solo la forza di questo processo di movimento e in movimento, può rende forti e possibili tutte le battaglie che abbiamo di fronte, partendo dalla richiesta collettiva di UN GRANDE SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO che, come in Francia, porti in piazza milioni di persone, mostrando la reale forza di un paese intero che si mobilita. Per iniziare un percorso genovese, unitario ed allargato, invitiamo tutti e tutte ad una

ASSEMBLEA PUBBLICA

MERCOLEDI' 17 NOVEMBRE alle ore 18.30

presso la sala “E. Montale” - Teatro Carlo Felice

 

 
La scuola e il PD PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 17 Ottobre 2010 19:11

[...] l’apertura del PD ai temi della valutazione e del merito, nonché a quelli della trasformazione delle modalità di reclutamento, dell’ingresso dei privati nelle scuole, della chiamata diretta del personale docente, della gestione del personale da parte delle scuole, testimonia, molto più di una strategia consapevole e razionale per rilanciare la scuola, la subalternità di quel partito all’ideologia dell’impresa, la sua condivisione del generale disegno di impoverimento e di sottomissione della scuola a logiche privatistiche perseguito negli ultimi decenni, la debolezza della sua opposizione e l’inesistenza di una proposta realmente alternativa a quella dell’attuale governo.
Inoltre, proporre queste novità, con lo scopo dichiarato di rilanciare la scuola italiana, significa dare adito alla mistificazione secondo la quale sarebbe possibile riformare la scuola a costo zero, o addirittura, come mostra la costante riduzione dei finanziamenti che data ormai da un ventennio, risparmiando. I problemi della scuola italiana, che il PD dichiara di avere a cuore, come la dispersione o lo scarso numero di diplomati, sono il risultato di una politica sistematica di taglio alla spesa; non possono quindi essere risolti altrimenti che con una politica di investimento. Non si tratta di impiegare meglio le risorse esistenti, ma di incrementarle. La cosiddetta qualità dell’istruzione richiede classi contenute, non classi-pollaio da 35 studenti; richiede che si possano nominare supplenti anche per le assenze brevi, anziché essere costretti a smembrare le classi ad ogni ora, e che si assumano in ruolo i docenti precari; la lotta alla dispersione richiede la presenza nelle scuole di personale qualificato che orienti, riorienti, sostenga gli studenti in difficoltà; l’integrazione degli alunni stranieri impone l’assunzione di insegnanti di italiano L2; la preparazione degli insegnanti passa attraverso l’erogazione di corsi di aggiornamento gratuiti, e così via.
L’opinione pubblica può credere che la dispersione scolastica e le carenze della scuola italiana dipendano dall’impreparazione e dallo scarso impegno degli insegnanti, dal meccanismo dello scorrimento delle graduatorie e dalla scarsa selezione in ingresso, dalla mancanza della valutazione e dall’eccesso di burocrazia. Un partito che ambisca a governare il paese e che voglia rappresentare una reale alternativa agli occhi di un milione di lavoratori della scuola e di milioni di potenziali elettori, però, anziché legittimare quei pregiudizi e proporre soluzioni che su essi si fondano, dovrebbe denunciare con onestà e forza le vere cause delle difficoltà in cui versa la scuola – i tagli alle risorse dell’ultimo ventennio - e proporre conseguentemente un piano finanziario che la rilanci e che collochi la spesa italiana per l’istruzione in linea con quella dei principali paesi europei.

Propongono:
Lavoratori Auto-organizzati della Scuola – Milano
Rete Organizzata Docenti e Ata Precari Scuola Veneto


Sottoscrivono:
Coordinamento Precari Scuola Modena
Gruppi di Azione Precaria Genova

 
Volantino primo giorno di scuola PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 14 Settembre 2010 13:24

TORNIAMO A SCUOLA

Riteniamo che la situazione per precari, docenti a tempo indeterminato, personale tecnico e amministrativo, studenti e famiglie sia sotto gli occhi di tutti. Non ci sembra il caso di tirare in ballo questioni educative perché questa riforma è priva di qualsiasi fondamento pedagogico. E' evidente che del futuro degli studenti della nostra scuola pubblica al ministro interessa assai poco.

I tagli mettono in serio pericolo anche la sicurezza dei nostri alunni:

  • molte scuole non avranno un sufficiente numero di bidelli per la sorveglianza di tutti i piani

  • le aule sono sempre più affollate perché continuerà l'ormai sperimentata prassi di dividere le classi in assenza dei docenti

  • Il governo si è ben guardato dal finanziare i lavori per la messa in sicurezza di quelle scuole il cui soffitto rischia di crollare sulle teste dei nostri alunni.

Solo la mobilitazione di tutti i soggetti coinvolti può contribuire a fermare i piani di chi ci governa. Abbiamo bisogno di coinvolgere l'intera società, o almeno quella parte che non si rassegna al fatto che la crisi economica venga scaricata sempre sulle spalle dei più deboli compromettendo il futuro di intere generazioni.

PROPONIAMO A TUTTI GLI INSEGNANTI DI

  • BLOCCARE I PROGETTI E LE ATTIVITA’ AGGIUNTIVE

  • RIFIUTARE LE CATTEDRE OLTRE LE 18 ORE

  • NON PARTECIPARE AI CORSI DI LINGUA INGLESE PER FAVORIRE L’ASSEGNAZIONE DI DOCENTI DI LINGUA STRANIERA

  • NON ACCETTARE IN AULA GLI STUDENTI DI ALTRE CLASSI

  • INTERROMPERE TUTTE LE ATTIVITA’ DI COORDINAMENTO

  • BLOCCARE I VIAGGI D’ISTRUZIONE AD ECCEZIONE DI QUELLI EFFETTUATI CON I MEZZI PUBBLICI

CHIEDIAMO A VOI GENITORI DI

  • NON PAGARE PIU’ IL CONTRIBUTO VOLONTARIO ALLA SCUOLA PUBBLICA

Non possiamo continuare a garantire con i nostri soldi l’acquisto di materiale didattico. Chiediamo a tutti voi di non tappare più le falle del sistema scolastico italiano. Non siamo più disposti a nascondere il totale fallimento economico di molte scuole!

GAP Gruppi d’Azione Precaria

 

 
Invadiamo lo stretto PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 13 Settembre 2010 13:28

Le immagini della stupenda manifestazione dei precari a Messina

 

 
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