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Uniti contro la crisi per un grande sciopero generale…
La crisi non è il problema, la crisi è la soluzione! Questo deve aver pensato Marchionne nei lunghi mesi in cui TV e giornali parlavano del crollo finanziario e tutti gli stati del mondo regalavano miliardi di euro alle banche… un po’ come gli imprenditori edili che esultavano alla notizia del terremoto all’Aquila.
La crisi infatti è lo strumento perfetto per ristrutturare radicalmente un sistema o un territorio e più grande è la crisi più profondo potrà essere l’attacco.
Grazie alla crisi gli stati di mezza Europa abbattono la spesa pubblica licenziando milioni di persone e cancellando servizi essenziali ai cittadini, grazie alla crisi siamo disposti ad accettare lavori di merda, a rinunciare a diritti che credevamo patrimonio comune e a ridurci alla logica che se vogliamo che la FIAT non investa in Serbia o in Cina dobbiamo abbassare il nostro livello di diritti e garanzie a quello dei Serbi o dei Cinesi.
Grazie alla crisi anche i nostri territori sono sempre più precari, parlare di qualità della vita nei nostri quartieri è diventato un lusso inaccessibile e non un diritto di tutti, i grandi investimenti passano sulla testa di chi vive i territori e spesso li devastano irreparabilmente.
Marchionne, Berlusconi e soci non propongono solo la modifica di questa o quella norma o la chiusura di questa o quella fabbrica, propongono un preciso modello di società che sperano di riuscire ad imporre utilizzando l’arma/scusa della crisi.
Una società incentrata sulla precarietà e sull’assenza di garanzie per il futuro: il lavoro dovrà essere precario (o flessibile come preferiscono chiamarlo), i servizi pubblici non saranno più garantiti a nessuno, il diritto all’istruzione ed alla salute saranno appannaggio di chi può permetterseli, il territorio sarà devastato ad uso e consumo dei grandi speculatori, i beni comuni come l'acqua saranno privatizzati. E' questa la posta in gioco, dal ricatto di Pomigliano al taglio ai servizi sociali, dall’attacco alla scuola alle nuove leggi sul lavoro, dalla cementificazione delle nostre coste alla Gronda..
Sul ruolo dell'opposizione parlamentare e di parte del sindacato c'è poco da dire: collusi o impotenti, comunque non rappresentano e non propongono una alternativa a questo progetto.
Contro un attacco di tale portata non possiamo solo trincerarci nella difesa di quel poco che riusciamo a non farci strappare via.
Dobbiamo rispedire questa crisi al mittente, come è accaduto il 16 ottobre a Roma alla grande manifestazione indetta dalla FIOM, dobbiamo mettere in comunicazione fra di loro i mille percorsi di resistenza che nascono sui posti di lavoro e nei territori, nelle scuole e nelle università, per costruire assieme una idea di società differente da contrapporre a quella che ci vogliono imporre, un altro modello di sviluppo e di consumo, un altro modo di vivere incentrato su valori e diritti capaci di essere rinnovati invece che cancellati.
Ricomporre queste lotte non significa fare la sommatoria di parole d'ordine, percorsi e soggetti spesso molto differenti fra di loro. Vuol dire invece mettersi in relazione per produrre nuovi paradigmi attorno ai quali creare un immaginario che descriva la nostra idea di società, contrapposta a quella delle classi dominanti.
Solo la forza di questo processo di movimento e in movimento, può rende forti e possibili tutte le battaglie che abbiamo di fronte, partendo dalla richiesta collettiva di UN GRANDE SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO che, come in Francia, porti in piazza milioni di persone, mostrando la reale forza di un paese intero che si mobilita. Per iniziare un percorso genovese, unitario ed allargato, invitiamo tutti e tutte ad una
ASSEMBLEA PUBBLICA
MERCOLEDI' 17 NOVEMBRE alle ore 18.30
presso la sala “E. Montale” - Teatro Carlo Felice
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